| martedì 9 febbraio 2010 h. 6:27 | direttore responsabile: Giuliano De Risi |
(AGI/AFP/EFE) - Bangkok, 25 set. - In oltre quattro decenni di
regime militari, i generali birmani hanno messo in piedi una
delle piu' sofisticate ed estese reti di spionaggio dell'Asia.
Eppure da giorni giovani ed esperti blogger sfidano con
successo l'efficiente macchina di spionaggio e controllo
dell'informazione messa in piedi dalla giunta militare che, dal
1962, regge con pugno di ferro Myanmar.
"I servizi di intelligence e le forze di sicurezza
intercettano tutti i sistemi di comunicazione del Paese",
conferma il professor Desmond Ball, del centro di Studi
Strategici e di Difesa dell'Universita' di Canberra, esperto di
spionaggio. Poco o nulla sfugge all'occhio del 'grande
fratello' birmano che controlla telefoni (esser sorpresi con un
satellitare significa rischiare l'accusa di "alto tradimento" e
una pena minima di 20 anni di carcere); limita l'accesso a
Internet (per possedere un computer occorre un permesso
speciale); blocca i siti web che riportano notizie sul Paese;
intercetta le telefonate. Ad essere spiati non sono soltanto i
cittadini birmani, i membri dell'opposizione e gli attivisti
del movimento democratico, ma anche diplomatici e giornalisti,
costantemente osservati, seguiti, fotografati.
Eppure i blogger stanno 'bucando' la pesante cortina stesa
dai militari attorno al Paese: giovani universitari, per lo
piu' residenti a Yangon, sono finora riusciti a inserire decine
di foto e video sui blog; e in tal modo stanno documentando
passo passo la silenziosa protesta dei monaci buddisti e il
crescente appoggio popolare. Quando Aung San Suu Kyi -la
paladina dei diritti umani e premio Nobel per la Pace, da anni
agli arresti domiciliari- sabato scorso si e' affacciata sulla
porta della residenza in cui e' reclusa, per salutare commossa
i monaci che era andati a renderle omaggio, la sua foto ha
fatto rapidamente il giro del mondo.
"Ci sono molti volontari a Yangon, giovani studenti che
inseriscono messaggi e foto da quando, il 19 agosto, e'
iniziata la rivolta", spiega Sein Win, direttore esecutivo di
Missima News, il sito web della opposizione birmana in esilio.
Secondo 'Reporter senza frontiere', Myanmar e' "il paradiso
della censura" ed il Paese e' in cima alla lista di quelli con
minore liberta' di informazione. Del resto da quando sono
iniziate le proteste, il regime ha interrotto i collegamenti
dei cellulari dei maggiori attivisti democratici; e nessun
giornalista straniero ha ottenuto il visto d'ingresso per
entrare nel Paese. "La censura e' molto forte, ma sono in tanti
a volere che il mondo sappia quel che sta accadendo in
Birmania".